Capita sempre nel momento meno opportuno: vai nell’orto, vedi quei frutti ormai perfetti, li immagini già in insalata, e invece eccole lì, le crepe. A volte sottili come un graffio, altre volte profonde, quasi a spaccare il pomodoro in due. La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, non è una malattia misteriosa: è un segnale molto chiaro che la pianta sta vivendo uno stress, soprattutto legato all’acqua.
Cosa succede davvero quando un pomodoro si spacca
La spaccatura è una fisiopatia, quindi un problema “fisiologico” della pianta, non un fungo e non un difetto genetico inevitabile. Il meccanismo è semplice, e se lo immagini ti resta in testa: dopo un periodo di terreno asciutto, arriva una pioggia abbondante o un’annaffiatura troppo generosa. Le radici assorbono acqua in fretta, la inviano ai frutti maturi, e la polpa si gonfia nel giro di ore.
La buccia, soprattutto a maturazione avanzata, è meno elastica. Risultato: la pressione interna supera la sua capacità di “tenere”, e si rompe.
I tre tipi di crepe più comuni
- Radiali: partono dal calice e scendono verso il basso, spesso spettacolari e improvvise.
- Concentriche: formano anelli intorno al picciolo, come cerchi sovrapposti.
- Miste: un po’ dell’una e un po’ dell’altra, tipiche quando lo stress è ripetuto.
Le cause principali (oltre all’acqua)
Sì, il colpevole numero uno è lo sbalzo nell’irrigazione, ma ci sono fattori che amplificano il problema.
- Sbalzi termici: giornate calde e notti fredde rendono la buccia più fragile e la pianta più “nervosa” nella gestione dei liquidi.
- Bassa umidità atmosferica: aumenta la traspirazione, quindi la pianta alterna più facilmente momenti di “sete” e momenti di assorbimento rapido.
- Varietà sensibili: i frutti grandi e carnosi, come molti cuor di bue, tendono a spaccarsi più dei ciliegini o dei datterini, che hanno un equilibrio diverso tra buccia e polpa.
- Carenza di calcio (più rara): può indebolire i tessuti e spesso si accompagna anche a problemi come il marciume apicale. Non è la causa più frequente, ma vale la pena tenerla a mente.
La soluzione più efficace: acqua regolare, poca alla volta
Se dovessi scegliere una sola leva che risolve davvero l’80 o 90% dei casi, è questa: mantenere costante l’umidità del terreno. Non serve inondare, serve continuità.
Regola pratica che funziona quasi sempre
- Annaffia poco e spesso, in media 2 o 3 volte a settimana, aumentando solo quando fa molto caldo.
- Preferisci il mattino presto, così la pianta affronta la giornata già “stabile”.
- Se puoi, scegli il gocciolamento, perché porta l’acqua dove serve senza sbalzi e senza bagnare foglie e frutti.
Il trucco che stabilizza tutto: la pacciamatura
Uno strato di materiale sul suolo (paglia, erba secca ben asciutta, teli specifici) è come una coperta intelligente: limita l’evaporazione, protegge le radici e smorza l’effetto delle piogge improvvise. È uno di quegli interventi piccoli che cambiano l’intera stagione.
Strategia completa in 5 mosse (facile da seguire)
- Controlla il terreno: infila un dito o una piccola paletta a 5 o 10 cm, deve risultare fresco, non fradicio.
- Irriga con regolarità: evita il ciclo “asciutto per giorni, poi tanta acqua”.
- Ombreggia nelle ore più calde: una rete leggera riduce lo stress e rende la buccia meno vulnerabile.
- Gestisci i concimi in maturazione: meno azoto, più equilibrio con potassio e, se necessario, un supporto di calcio.
- Seleziona i frutti: quelli con spaccature leggere si possono consumare subito. Se la lesione è ampia (oltre un terzo del frutto) o compare muffa, meglio rimuoverli per evitare che diventino una porta d’ingresso per patogeni.
E quelli già spaccati? Si buttano?
Non sempre. Se la crepa è superficiale e il frutto è sano, puoi tagliarlo e usarlo immediatamente. Il punto è la sicurezza e la qualità: una spaccatura profonda trattiene umidità, sporco e può favorire marcescenze. Quindi, regola semplice: consuma subito i frutti leggermente lesionati, elimina quelli compromessi.
Quando inizi a dare al pomodoro una routine d’acqua stabile, è quasi come vedere la pianta rilassarsi. E, settimana dopo settimana, le crepe smettono di essere una sorpresa amara e diventano un ricordo di come, in orto, la costanza batte sempre l’urgenza.




