Alcaraz, dai primi passi ai record: come Ferrero ha plasmato i suoi momenti chiave

C’è un momento, nella crescita di un campione, in cui il talento smette di essere una promessa e diventa un progetto. Con Carlos Alcaraz quel passaggio si sente quasi a pelle, come quando cambi marcia in salita e all’improvviso l’auto “tira” davvero. E lì, tra Murcia e i palcoscenici più grandi, spuntano due figure che si incastrano alla perfezione: Kiko Navarro, il primo architetto, e Juan Carlos Ferrero, il rifinitore che trasforma il grezzo in oro.

Murcia, i 4 anni e la “palestra” invisibile

Alcaraz comincia a giocare a 4 anni sui campi del Real Sociedad Club de Campo di Murcia. Sembra un dettaglio tenero, invece è un indizio: in quei contesti il ritmo quotidiano conta quanto i colpi. È lì che impari a stare in campo quando gli altri si annoiano, a ripetere mille volte lo stesso gesto finché diventa naturale.

E sì, il punto è proprio questo: il tennis non perdona le scorciatoie, nemmeno ai fenomeni.

Kiko Navarro: disciplina, motivazione e un’arma sottovalutata

Prima di Ferrero, c’è Navarro. Chi lo ha seguito racconta un Alcaraz non sempre “stakanovista” da bambino, con quell’energia un po’ selvaggia che può essere un dono o un problema. Navarro lo indirizza con una miscela molto concreta di disciplina e motivazione.

Non è solo allenamento duro, è anche psicologia da spogliatoio, quella che funziona davvero con un ragazzino:

  • sessioni intense, senza lasciare spazio al “faccio dopo”
  • piccoli trucchi per tenerlo agganciato, persino videogiochi come FIFA ’15 usati come leva motivazionale
  • attenzione alle palle corte, un dettaglio tecnico che oggi, a livello ATP, sembra un interruttore per spezzare il fiato agli avversari

Navarro lo definisce, in sostanza, “pronto” prima del salto: come se il prodotto fosse già finito, e mancasse solo portarlo sullo scaffale giusto.

I primi passi tra ITF e il sapore dei record precoci

E quel salto comincia presto. Nel 2018, a 14 anni e 2 mesi, Alcaraz supera le qualificazioni all’ITF Spain F5 di Murcia e conquista un punto ATP, diventando il secondo spagnolo più giovane a riuscirci dopo Nadal. Nel luglio 2019 arriva il primo titolo pro all’ITF M25 di Dénia.

Sono risultati che, letti oggi, suonano come trailer di un film che sai già come finirà. Ma all’epoca erano segnali: precocità, sì, ma soprattutto abitudine a vincere quando conta.

L’ingresso di Ferrero: quando il talento diventa un sistema

Tra 2018 e 2019 entra in scena Juan Carlos Ferrero, ex numero 1 del mondo. Qui cambia il colore della storia. Ferrero non “aggiunge” solo esperienza, mette ordine. Prende un ragazzo esplosivo e lo trasforma in un giocatore completo, con un metodo che si vede in tre aree chiave:

  1. Rigorosità: la routine non è negoziabile.
  2. Versatilità: non esiste una sola superficie, esiste un solo Alcaraz capace di adattarsi.
  3. Mentalità: l’aggressività deve avere un freno e un volante, non può essere solo istinto.

Ferrero lo accompagna anche nelle opportunità giuste, come le wild card nei Challenger, e il percorso accelera. Nel maggio 2021 Alcaraz entra in top 100 (best ranking 94 dopo Oeiras 3), un confine simbolico: da lì in poi inizi a giocare con continuità “contro i grandi”.

Momenti chiave: dall’esordio ATP al trono mondiale

Tra 2020 e 2021 arrivano i mattoni grossi: esordio ATP a Rio, vittoria contro Ramos-Viñolas (primo top 100 battuto), poi i Challenger vinti, la semifinale ATP a Marbella, il primo titolo ATP a Umago e i quarti allo US Open 2021. È un crescendo che sembra studiato, e in parte lo è.

Il 2022 è la consacrazione: semifinale a Indian Wells, primo Slam allo US Open e record storico, numero 1 ATP più giovane a 19 anni e 4 mesi. Non è solo un picco, è la prova che il lavoro “di sistema” regge anche sotto pressione.

In sintesi, cosa ha “plasmato” Ferrero?

AspettoPrimaDopo
Gestione dei puntiistinto e fiammatecostruzione e scelta
Superficipreferenze naturaliadattabilità totale
Pressioneentusiasmocontrollo e continuità

L’effetto Nadal e la versione finale di Alcaraz

L’ispirazione di Nadal resta un filo emotivo costante, ma è Ferrero che traduce quell’ammirazione in un percorso misurabile. E i risultati recenti lo confermano: 17 titoli ATP, 4 Slam, 5 Masters 1000, il trionfo a Rotterdam 2024 (primo spagnolo a riuscirci) e la maturità mostrata anche nelle grandi sfide, come i quarti agli Australian Open contro Djokovic.

Alla fine, la domanda non è se Alcaraz fosse destinato. La domanda è chi lo ha reso inevitabile. La risposta sta proprio lì: Navarro gli ha acceso il motore, Ferrero gli ha insegnato a guidarlo fino ai record.

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